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In Nicaragua con A.S.I. Onlus

Quando arrivi a fare volontariato per evadere dalla realtà (europea) del quotidiano, si fa presto a vedere le cose che non funzionano. Io le farei diversamente. E anche tu.
E’ vero, ci sono tanti modi per fare del bene, ma soltanto uno è quello giusto. Quello che crea valore nel lungo periodo, senza chiedere niente in cambio. Chi non è già arrivato a questa conclusione, ci arriverà.
Quando si fa volontariato si è certi di dare qualcosa a chi è più svantaggiato. Ma in realtà è molto più prezioso ciò che si riceve in cambio.

 

Ad agosto 2016 siamo andati in Nicaragua, nella regione di Jinotega, per supportare la missione di una equipe di medici e chirurghi oftalmici. Abbiamo vissuti 10 giorni a stretto contatto con le comunità locali: dalle 6 di mattina a mezzanotte abbiamo condiviso albe, cibo, tramonti, galletas (i deliziosi biscottini) e tanto tanto caffè! Abbiamo costruito apparecchi per le visite oculistiche, montato e configurato un nuovo macchinario per consentire interventi chirurgici alla cataratta, gettato le basi per una futura collaborazione tra le strutture sanitarie locali e l’Italia.

Abbiamo conosciuto tante persone. Campesiños che per recarsi in ospedale devono fare chilometri a piedi di notte sotto l’immancabile pioggia tropicale. Anziane nonnine che credono di non poter abbandonare il lavoro nei campi neanche per i tre giorni di prognosi richiesti dall’intervento di cataratta. Bambini che senza l’intervento dei medici italiani e delle tecniche di chirurgia moderne avrebbero perso la vista a soli due anni. Ragazzi che senza una lacrima accettano di non poter più vedere l’alba dall’occhio sinistro.
Forse dove c’è povertà c’è più coraggio. C’è più vita da esseri umani.

Questo è il nostro diario fotografico della missione in Nicaragua.

Slideshow della missione medica negli ospedali di San Rafael del Norte e Jinotega

Un ringraziamento a ASI, Giovanna Caramico, Marco Zagari, Carlo Rapisarda, Sara Macor, Michele Bellino, Valentina Cammareri.
Photo by Giorgio Vacirca 

La prima volta che vidi Erlin, lui dormiva sereno in braccio alla sua coraggiosissima mamma, in un’affollata sala d’attesa nel reparto di oculistica dell’ospedale Victoria Motta di Jinotega, Nicaragua.