L’esperienza conta. Molto! – PUBBLICITA’ vs ESPERIENZA DI MARCA

novembre 12th, 2009  |  Published in Digital Adv, Guerrilla Marketing, Top Week

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La pubblicità tradizionale perde colpi…c’è chi dice che sta morendo. Forse il fatto è che, semplicemente, i consumatori oggi danno molta più importanza all’esperienza di marca.
E’ quello che emerge dal Report annuale di Razorfish, dove ad esempio si legge che il 65% dei consumatori americani ha modificato la percezione di un brand (in positivo o in negativo) dopo aver avuto un’esperienza di marca digitale. E il 97% di questi afferma che la stessa esperienza ha avuto un’influenza determinante nella decisione di acquisto (o di NON acquisto) di un prodotto della marca in questione.

Insomma l’esperienza di marca conta…eccome!

Certo non abbiamo che scoperto l’acqua calda! I brand nati on line sanno benissimo che il consumatore da’ un’importanza fondamentale al proprio vissuto digitale. Google, Amazon, Facebook investono sull’esperienza di brand più che sulla pubblicità. Amazon, poi, è un caso emblematico!

La domanda è: i brand più “tradizionali”, ovvero quelli che non sono nati on line, riescono a creare delle esperienze di marca di successo?

A sentire Garrick Schmitt, di Razorfish, sembra proprio di sì! E anche secondo noi!

Ecco due case histories di aziende che mettono la brand experience al primo posto:

RED BULL
pioniere della brand experience, oltre a sponsorizzare atleti e stili di vita “estremi”, ha creato negli anni degli eventi propri (come Flugtag) e addirittura un nuovo sport “Crashed Ice“!

GUINNESS
Nel 2009 ha compiuto 250 anni! Ma non dimostra per niente la sua età. Anzi sembra proprio nel pieno della gioventù. Per la celebrazione dei 250 anni ha offerto ai clienti “Remarkable Experiences” tra cui un viaggio nello spazio, ha sviluppato un’applicazione iPhone per trovare i pub più vicini. Ha creato un museo a Dublino, diventato una delle attrazioni turistiche principali della città irlandese. L’ultima trovata è eccezionale: da sempre presente nel rugby, ha da poco dotato la sua squadra (palla ovala compresa) di sistemi RFID per generare una serie impressionante di statistiche sul gioco del rugby. Grazie a Guinness oggi tutti ne sanno di più (accelerazioni, miglioramenti dei giocatori, azioni, ecc.)

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